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Arnal e Talabot alla Biennale di Venezia

C’è tempo sino a domenica 21 novembre per ascoltare AIR, il brano polifonico composto da Maria Arnal e John Talabot, presente nel Padiglione Catalano della 17esima Biennale Architettura di Venezia. Un’opera che dura 12 minuti e 38 secondi, composta per l’installazione sonora multicanale del progetto espositivo air/aria/aire, commissionato e progettato da Olga Subirós, e organizzato e prodotto dall’Institut Ramon Llull per la partecipazione della Catalogna alla 17esima Biennale.La versione stereo, accessibile all’ascolto pubblico, viene distribuita in digitale e in vinile in edizione limitata dalla sub-label AIRE (Aire01) di Hivern Discs, creata esclusivamente per questo progetto. AIR fa fa parte di un progetto investigativo di ampio respiro che riflette sull’aria come un bene da preservare per sopravvivere insieme, guardando al contesto dell’emergenza climatica e alla crisi della salute pubblica nelle città.

Il progetto si basa su un modello interdisciplinare e collaborativo che coinvolge esperti di architettura, urbanistica, scienze atmosferiche e salute. È un’indagine che si concentra sull’inquinamento atmosferico causato dai combustibili fossili, una pandemia invisibile che uccide più di 8 milioni di persone all’anno. In questo senso, l’opera di Maria Arnal e John Talabot non solo materializza, attraverso il suono, l’esperienza radicale dell’inquinamento atmosferico nello spazio, ma vuole anche trascendere l’ambito espositivo e proporre una riflessione su due crisi interconnesse: il cambiamento climatico globale e la salute pubblica locale. AIR prevede la partecipazione di Marc Sardà nella progettazione audio della composizione, e di Olga Subirós nella concettualizzazione dell’installazione multicanale, composta da più di 50 altoparlanti. Punto di partenza della composizione sono i dati che provengono dalle misurazioni di biossido di azoto delle stazioni di monitoraggio della rete di controllo della qualità dell’aria di Barcellona, dati tradotti in suoni per creare uno sfondo ritmico.

Foto di Christiane von Enzberg

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